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Maria a Lourdes

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Ho aderito alla proposta del pellegrinaggio a Lourdes del mio vecchio amico carmelitano perchè da oltre quindici anni questa idea di portare mia moglie nel luogo dei miracoli mi attraeva. Mio nonno aveva sponsorizzato l'idea, offrendo di coprire le spese – anche di un eventuale viaggio in aereo, ma morì dieci anni fa senza che io fossi riuscito ad organizzarmi con la dialisi di mia moglie. Poi dopo il trapianto del rene l'emergenza era un po' passata, e del viaggio non si era più parlato. E così, quando mi è stata fatta la proposta, ci ho voluto vedere un segno divino, e ho insistito con mia moglie, che non era affatto convinta. Cosa mi aspettavo? Speravo nientemeno che in un luogo così spirituale avrei potuto capire qualcosa di importante di Maria. Anche se sono stato sempre consacrato alla Madonna del Carmelo, essendo nato nel giorno della sua festa, ed avendo frequentato fin da bambino i frati carmelitani, devo dire di non aver mai capito abbastanza di questa f...

L'assedio alla Chiesa

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Sono stato colpito da questa idea dell'assedio durante l'ultima messa domenicale. Era una cerimonia un pò speciale, perchè un vescovo era venuto a cresimare dei ragazzetti. Ero attorniato da molte persone venute a festeggiare il rito di passaggio della giovinezza, che sembrava non fossero abituali frequentatori del culto, almeno a giudicare dalle chiacchere e scherzi che continuavano durante la cerimonia, dal fatto che non sapessero nè le formule liturgiche nè le canzoni di contorno; spesso si alzavano e sedevano in modo imbarazzato e disgiunto dalle prassi di rito. Poi c'erano i cresimandi, anch'essi intenti a sussurrare tra loro le piccole impressioni estemporanee. Infine alcuni zingarelli alla porta, un pò dentro e un pò fuori, che cercavano di individuare i polli piu sensibili alle loro richieste mendicanti. Tutto il rito era pervaso da un'immanente sensazione, che la celebrazione del rito vescovile fosse l'ultimo atto di una breve esperi...

Rissa al Sepolcro

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I telegiornali di stasera riportano la notizia della rissa avvenuta tra i monaci greci e quelli armeni durante una funzione religiosa dentro la chiesa del S. Sepolcro a Gerusalemme; ulteriormente amplificato da un video ben ripreso.  Cosa deve si deve pensare, di tale sacrilego evento, dal punto di vista religioso? Non mi scandalizza lo scontro fisico: gli uomini sono di natura violenti; e i religiosi non fanno eccezione.  Mica per niente Pietro affrontò con la spada chi era venuto ad arrestare Gesù (Gv 18,10).  E la storia successiva ci rendiconta di secoli di guerre di religione, tra cristiani.  In tempi più recenti, abbiamo cercato di convincerci che alla base della guerra tra cattolici e protestanti nell'Ulster ci fossero ragioni sociologiche, più che religiose. Resta comunque significativo il distacco tra il messaggio di umiltà e mitezza di Gesù, e l'interpretazione e la prassi successiva.  Sembra che chi si dedichi anima e corpo alla ...

Perdono

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Mi capita talvolta di vedere alla tv dei giornalisti che chiedono alle vittime di fatti tragici se hanno perdonato ai responsabili degli stessi fatti: omicidi, violenze, stragi, etc. Sempre – e ovviamente – le persone che hanno appena perduto i loro cari si dichiarano indisponibili al perdono, e questo mi sembra che venga evidenziato dai giornalisti come per dire: un conto è la teoria e un conto è trovarcisi, in certe situazioni. La questione, così banalmente ed esplicitamente posta nel messaggio televisivo, mi disgusta un po’, e vi spiego subito perché:  Innanzitutto perché la ritengo una violenza sulla intimità di coscienza delle persone. La dichiarazione pubblica di perdono va bene solo se spontanea; diversamente è una forzatura, a dir poco. Poi perché il perdono non può nascere da una mera convinzione teorica, ma richiede necessariamente un presupposto: l’amore (per il concetto di amore vedi i precedenti post). Non parlo naturalmente del perdono come mera r...

La potenzialità dell'accettazione

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Capodanno 2008. Un altro anno è passato, la vita scorre e ogni momento passato è perduto, con le sue potenzialità inespresse. Alcune di queste possono costituire fonti di frustrazione e di rammarico, per le cose che la vita ci ha negato, facendoci provare un forte senso di ingiustizia. Il sistema dell'esistenza mortale di solito non è meritocratico, ed è normale che ad alcuni dia molto, e ad altri dia troppo poco. In generale, questo sistema ci lascia insoddisfatti, e ci arrabattiamo per combattere contro i mulini a vento per sconfiggerne i grandi difetti: la povertà, la guerra, la malattia, la fame, la corruzione politica, l'inquinamento totale della Terra. Battaglie che sappiamo impossibili da battere, e che eppure sarebbe assurdo non affrontare,  perchè non ha senso la vita senza una prospettiva di superamento di questi problemi. Battaglie di ampio respiro, decisamente al di là delle possibilità del singolo essere umano, al di là del tran tran lavo...

Studi sul Cristo storico: due recensioni

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Ogni momento dell'evoluzione del pensiero si esprime  in tematiche tipiche. Nella teologia  cristiana, sembrava  che dopo il  Concilio Vaticano II il problema fosse rendere attuale e al passo nella nuova sensibilità tecnologico-multimediale il  messaggio evangelico. Ora mi sembra che l'attenzione  si sia  spostata  sulla ricerca  della figura reale di Cristo, tanto che anche il Papa Ratzinger se ne  occupa. Il problema contemporaneo rimane quello del difficile  rapporto  con un sostrato  culturale e teologico plurisecolare,  che sembra  far da cuscinetto  tra noi e  il  mistero di Dio rivelato -  per chi ci crede -  duemila  anni fa. Ho letto recentemente il libro di Corrado Augias e di Mauro Pesce "Inchiesta su Gesù"  (Mondadori 2006), che è una relazione strutturata ad intervista del giornalista Augias al professore di storia delle religioni Pesce. Lo stile  ...

La fatica di credere

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Il titolo che ho scelto  per questa riflessione è quello di un  famoso libro degli anni  '70 del teologo tedesco Karl Rahner. Naturalmente il problema della fatica di credere lo voglio affrontare da un'ottica molto più  secolare, e precisamente a partire dalla fatica  di vivere. Io non sono un teologo, e vivo affrontando ogni giorno il  carico di fatica, sofferenza e gioia che le diverse micro-situazioni quotidiane  mi  offrono. La connessione  tra  questa realtà e l'annuncio religioso è critica, perchè sono abituato a ragionare per cose concrete e non per  miti,  e quindi la lettura della Bibbia come  di qualsiasi altro  testo  sacro mi sembra lontano e favoloso quasi come i libri di Tolkien. In particolare questo vale per tutte quelle vicende che assomigliano più ai  fumetti Marvel che agli eventi storici che ho studiato:  Elia che vola su un carro  di fuoco, angeli svolazzanti, ...

Alle radici dell'Amore

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Noi siamo affascinati e condizionati dalla retorica sentimentale celebrata in tanti film e canzonette, ma con quella nozione di "amore" molte coppie non sono in grado di gestire legami a lungo termine, come testimoniano le statistiche sulla durata dei vincoli coniugali nel mondo occidentale. Sembra invece che gli orientali  riescano ad avere una maggiore stabilità, pur trattandosi in molti casi di  matrimoni combinati dalle famiglie; e questo non testimonia la capacità delle famiglie nel trovare il partner più adatto, ma piuttosto il fatto che due persone che fanno uno sforzo per amarsi - indotto dal condizionamento culturale - normalmente ci riescono. Vorrei quindi promuovere l'idea che l'amore è prima di tutto l'espressione della volontà, piuttosto che un sentimento spontaneo. Il primo sentimento spontaneo che proviamo è l'amore per la mamma; ebbene nella normale mentalità del bambino, si tratta di un attaccamento utilitaristico, funzionale, egoi...