Ragionamenti intorno alla dottrina

Tanto tempo che non scrivo qua, e oggi ritorno per aiutare me stesso a chiarirmi le idee sulla dottrina.

Innanzitutto, vorrei chiarire a me stesso e a chi stesse leggendo, che sono ben coscio di non poter comprendere a fondo le verità della fede cristiana con le modeste capacità che Dio mi ha dato.

Se c'è un limite a quello che posso comprendere - e c'è di sicuro - è voluto da Dio, che sa riconoscere la mia buona fede e non mi giudicherà per l'eventuale errore nella comprensione.

Lo stimolo a questa riflessione è venuto dal volume Roma dolce casa di Scott Hahn, in cui lui e la moglie danno ragione della loro conversione al cattolicesimo romano.

Gli autori sono di cultura protestante, ma si rendono conto che le tesi della Chiesa cattolica sulla giustificazione e sul sacramento dell'Eucarestia poi non sono così peregrine, e si convertono.

Avendo io da anni la stessa percezione nei confronti delle tesi protestanti (ovvero che molte loro tesi non sono affatto infondate), ovvio che sia incuriosito dal percorso logico seguito da chi si converte al cattolicesimo.

Direi che il punto di partenza per questi protestanti è lo studio individuale della bibbia, e qui si trovano già in una buona posizione di avvicinamento ai cattolici, che pure studiano la bibbia pur indirizzati dalla cd. Tradizione.

Però questo già mi allontana da entrambe le posizioni dottrinali, perchè la mia fede non è affatto basata sulla bibbia, ma sui testimoni della fede che Dio mi ha fatto incontrare a partire dall'infanzia, che sono in massima parte sacerdoti e religiosi cattolici. 

Si potrà obiettare che se io sono stato ispirato da questi testimoni, essi pur si basavano sull'insegnamento della bibbia e della Chiesa. Vero, ma non è questo che mi ha convinto; quello che mi convince è una sensazione di illuminazione che ho colto a pelle in queste persone, e la consapevolezza che dalla morte e risurrezione di Gesù ad oggi una catena di testimoni senza soluzione di continuità ha portato questo messaggio illuminante a me. Alcuni di questi testimoni, poi, sono morti da secoli, ma la loro verità storica li rende comunque testimoni ammirevoli (e santi canonizzati dalla Chiesa cattolica). In questo capisco gli atei: se uno non ha avuto l'occasione nella propria vita di incontrare queste anime illuminate, non può credere. Infatti, penso che non tutti siano destinati a credere, e se Dio ha previsto così, avrà le sue ragioni.

Quindi una fede, la mia,  basata su una testimonianza personale, una relazione personale con alcune persone straordinarie che ho conosciuto e per loro con Gesù Cristo il Messia quale testimone fondamentale.

Fede in cosa? In quello che Gesù ci ha insegnato, e qui si dirà che per conoscere quello, occorre pur attingere all'informazioni della bibbia, e in particolare nel cd Nuovo Testamento.

Si, però con questi distinguo: 

1. Gesù non ha detto a nessuno di prendere appunti su quello che diceva. Si è dimenticato? Non credo. Io credo invece che lui sia venuto innanzitutto a parlare con la gente del suo tempo e del suo luogo. Una conferma, per chi vuole un riferimento alla bibbia, è nel versetto Mt 15,24.

2. Gesù ha dato un insegnamento orale, che ha affidato alla comunità dei suoi discepoli. E per decenni, nessuno riteneva di scriverlo. Poi però, quando si è dovuto constatare che Gesù non sarebbe ritornato in terra nel giro della generazione dei suoi contemporanei (errore indotto da un ricordo registrato in  Mt 24,34) allora la tradizione orale formatasi in alcuni decenni è stata organizzata e trascritta nei Vangeli appunto, che sono stati scritti in luoghi diversi dell'area mediterranea da gente che non si conosceva, e che tuttavia manifestano una certa coerenza tra loro, fornendo una prova di plausibile storicità nel loro complesso (ma non nei dettagli nè nelle singole espressioni, che sono stati creati dagli evangelisti per fini pastorali e per rendere più intelleggibile il messaggio). 

3. Gesù è morto senza aver manifestato di voler di voler creare una comunità esterna all'ebraismo. Poi le cose sono andate come sono andate, gli apostoli sono stati cacciati dalle sinagoghe come eretici, e quindi non si è potuto far altro. E così la nuova comunità si è organizzata nel tempo creando una gerarchia di religiosi, che non era per niente nel messaggio evangelico, ma è il modo in cui i cristiani hanno pensato bene di fare. Senonchè la gerarchia dei religiosi è diventata una struttura di potere, soprattutto dopo l'editto di Costantino. E questo ha aiutato a diffondere il messaggio, ha segnato il passaggio tra l'età classica e il medioevo, ma nello stesso tempo ha corrotto la pastorale. I religiosi si sono arrogati il potere di scomunica prima, di condanna materiale poi, fino ad arrivare ai roghi degli eretici e delle streghe. In questo è stato un passaggio importante il pontificato di Gregorio VII, che ha definito il ruolo di preminenza spirituale e temporale della curia romana, tutta roba che ha allontanato la Chiesa dal messaggio iniziale.

4. Anche dal punto di vista dottrinale, la teologia nei secoli ha costruito tutta una struttura di credenze e dogmi che nè Gesù nè gli apostoli potevano immaginare, visto che mai se ne fa cenno nei primi scritti cristiani. E non è neanche vero che i protestanti sono riusciti a ritornare a Gesù, facendone piazza pulita: dogmi come quello della Trinità sono comuni a tutte le chiese, eppure si tratta di una creazione teologica, il termine non si trova nè nei vangeli nè nelle lettere apostoliche. Diciamo che era un modo per cercare di capire cosa intendesse Gesù nel suo rapporto con il Padre che manda il Suo Spirito. Però in modo sempre coerente o omogeneo Gesù chiedeva solo di pregare il Padre nel suo nome (Gv 14,13), e non altri.

5. Anche il culto di santi e madonne rientra nell'inculturazione del messaggio di Gesù in un contesto culturale latino politeistico. Non è che sia sbagliato, in fondo tutti coloro che muoiono in Dio entrano nella condizione di comunione con Dio, e in questo senso i vangeli ricordano un discorso di Gesù sul fatto che anche noi possiamo essere Dei (Gv 10,34). Però Gesù si muoveva in un contesto di monoteismo assoluto in cui non era concepibile mettere sull'altare nessuno, neanche Mosè ed Elia. Invece nella cultura occidentale dell'epoca questo si è verificato, e le nostre chiese più o meno barocche sono popolate da statue e dipinti sacri, e c'è molta gente che non prega affatto il Padre ma quello o l'altro santo o madonna. A proposito: il culto di Maria madre di gesù era totalmente ignoto nei Vangeli e nelle lettere apostoliche. Però io credo anche che queste inculturazioni siano totalmente indifferenti a Dio, che guarda al cuore delle persone piuttosto che alle forme di religiosità. Quindi vada pur bene pregare "San Gennaro famme la grazia" se poi cerchi di vivere nell'amore del prossimo. Io personalmente sono stato attirato da San Giuseppe da Copertino, e parlo quotidianamente con la mia defunta santa moglie.  

A questo punto dovrebbero essere chiari i termini della fede, ovvero perchè sia ragionevole credere nel Padre annunciato da Gesù e in che termini:

a) ragionevolezza della fede: il messaggio di Gesù è credibile se è credibile Gesù stesso. Lui è credibile se non ha detto falsità, e non ho mai sentito nessuno sostenere che sia stato un bugiardo matricolato, o un esaltato fanatico. In realtà è stato un personaggio storico (come ammette la stragrande maggioranza di storici anche atei) fuori dalle righe. Quello che lo rende straordinario è la sua modestia; voglio dire che un conquistatore di successo come Maometto ci sta che abbia un ruolo importante nella storia dell'umanità e della religione, così come il principe Buddha, che era appunto un personaggio pubblico. Gesù invece era un predicatore modesto, con minimo seguito. Non bisogna credere ai Vangeli quando riportano che una folla di 5000 persone lo seguiva; la circostanza sarebbe stata ovviamente rilevante per le autorità del tempo e per gli storici del tempo, e nessuno del tempo ha mai rilevato nulla del genere. L'agiografia ha creato delle rappresentazioni di fantasia ai fini pastorali, ma il metodo storico è valido nel verificarle e invalidarle. Era uno con pochi discepoli, non ricco, non particolarmente famoso anche perchè in quello stesso periodo erano sorti diversi predicatori simili come Giovanni battista, Dositeo il samaritano, Simon mago, Giuda il Galileo. E non è neanche stato l'unico ad essere martirizzato, Giovanni è stato decapitato ma alla storia non ha il ruolo che ha avuto Gesù. E anche la crocifissione che è stata un elemento di distinzione e orgoglio religioso dei cristiani, al tempo aveva tutta un'altra percezione popolare, essendo un sistema abbastanza frequente di uccidere la gente scomoda in modo vergognoso. Quindi anche per questo il crocefisso non si distingueva dalla massa, e non giustifica la preminenza storica di Gesù. Invece nessuno mai nella storia ha predicato un modo di vivere così contrario all'eticità naturale dell'uomo che prevede di fare del bene a chi ci piace, e non a chi non ci piace o addirittura ai nemici. Direi che questo è il principale marchio di fabbrica distintivo di Gesù. Non è ragionevole nel senso comune e quindi gente come Maometto che in qualche modo aveva ricevuto la testimonianza del messaggio di Gesù non l'ha potuta recepire. Ma neanche gli imperatori cristiano da Costantino in poi, o Carlo Magno, o gli stessi Papi che hanno benedetto tante guerre. Ancora oggi la dottrina della Chiesa ammette la guerra di difesa, mentre Gesù predicava di porgere l'altra guancia e non opporsi al malvagio (Mt 5,38). La distanza è oggettiva e incolmabile.

b) i termini della fede: le chiese, quella cattolica romana e le altre, hanno la loro storia, la loro evoluzione teologica e le varie forme di religiosità e liturgia. Questo non ha un diretto rapporto con il messaggio originale, ma è il modo che la gente di tutti i tempi ha cercato di realizzare il proprio percorso di cammino spirituale. Un conto sono gli astronomi e un'altro le stelle; un conto solo i religiosi e un'altro quel Dio Padre nostro che ci ha annunciato Gesù. Gli astronomi ci aiutano a conoscere le stelle, ma rimane un gap incolmabile di conoscenza. Così è per i religiosi. Ma la salvezza non viene dalla conoscenza teologica, ma dall'accogliere nella concretezza della propria vita quotidiana il messaggio di amore al prossimo di Gesù. Quindi i religiosi servono, e ho conosciuto molti di loro che mi hanno dato la sensazione di essere veramente "uomini di Dio" "alter Christus" e simili definizioni cristiane degli uomini illuminati. Come ho detto, devo a loro la mia fede. A loro, ai cd. santi che mi rappresentano degli esempi ammirabili di vicinanza a Dio Padre, e tutti si ricollegano alla figura di Gesù. La dottrina, la dogmatica, le forme liturgiche e il culto di santi e madonne restano per me una cornice culturale in cui a volte mi ritrovo come figlio del mio tempo e del mio luogo, e a volte no. Ma non sono affatto l'essenziale. Io credo al Padre buono della parabola del cd. figliol prodigo. E quindi la mia relazione con Lui è un abbraccio pieno di fiducia nella Sua benevolenza, e nel carattere incondizionato di questa; voglio dire che Lui non tiene il registro dei miei peccati; e credo fermamente che quello che mi salva non è la fede e non sono le opere,  ma è la relazione con Lui, vera, quotidiana, concreta, al di là di ogni convinzione giusta o sbagliata che io abbia. La relazione che si esprime nella preghiera di ringraziamento per ogni realtà della vita, gradevole o meno, e nella richiesta di aiuto, che prima di tutto è aiuto nella  fede e nell'amore e nella pace, e poi anche nelle minime necessità quotidiane.




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